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martedì 17 dicembre 2013

L'albero di Natale dalle origini a oggi

L'albero di Natale è una delle più diffuse tradizioni natalizie al mondo.

Ma vi siete mai chiesti da dove abbia origine questa usanza?



La tradizione dell'albero di Natale, per molto anni era particolarmente seguita nell'Europa di lingua tedesca, così come l'usanza dei mercatini di Natale, ma si è ormai da tempo molto diffusa anche nel mondo cattolico.
Per alcuni studiosi l’abete fu scelto dai Cristiani fra tutti gli alberi sempreverdi per la sua forma triangolare, che rappresenterebbe la Santa Trinità.
L’abete rosso storicamente addobbato come Albero di Natale, è una conifera sempreverde con il nome botanico di picea excelsa, diffusa in tutta l’Europa settentrionale e centrale.
Ha una caratteristica chioma conica con i rami che partono dal tronco orizzontalmente, perfetti per sostenere le decorazioni.
Le sue foglie sono aghi appuntiti di colore verde scuro, produce pigne contenenti frutti e può raggiungere l'altezza di 40-50 metri.



Nell'epoca moderna si utilizza maggiormente l'albero artificiale, a minor impatto ambientale se si utilizza per molti anni, e sicuramente più pratico.
Solitamente viene preparato qualche settimana prima di Natale, spesso nel giorno dell'Immacolata concezione, e riposto dopo le feste.
Per usanza si distribuiscono ai suoi piedi i pacchetti contenenti i regali natalizi, in attesa di essere scartati la vigilia di Natale.



 
Dai tempi dei tempi, per diverse culture e religioni, l’albero è un simbolo di vita e sull'origine dell'Albero di Natale si sono sviluppate moltissime leggende.
 

Una di queste leggende narra che in una fredda notte di Natale un boscaiolo stava tornando a casa, quando all'improvviso si fermò guardando il cielo, incantato dalla visione delle stelle che brillavano attraverso i rami di un abete coperto di neve.
Per spiegare alla moglie lo spettacolo appena visto, quando arrivò a casa, tagliò un piccolo abete, lo portò dentro casa e lo adornò di candeline e di festoni per riprodurre l'effetto delle stelle e della neve sui rami.


Un'altra leggenda è quella del miracolo compiuto dal vescovo Winfried, (dichiarato San Bonifacio dopo la sua morte); mentre era missionario in Germania, fermò il sacrificio di un piccolo principe da parte di alcuni pagani adoratori di una quercia, abbatté la quercia, e al suo posto comparve subito un abete, che spiegò essere l'albero della vita, rappresentante Gesù Cristo.



Ci sono diverse città nordeuropee che si proclamano sedi del primo albero di Natale, una di queste è Riga, dove si trova una targa in otto lingue risalente al 1510, che celebra il "primo albero di capodanno".
Un'altra è Tallinn in Estonia, dove nel 1441, fu eretto un grande abete nella piazza del municipio, attorno al quale giovani uomini e donne ballavano alla ricerca di un’anima gemella.

Ma già da molti secoli prima, in occasione della festa del solstizio d'inverno, un grande albero sempreverde veniva ornato di ghirlande per celebrare il ritorno del sole e la rinascita della natura. 
I Druidi, sacerdoti celti, onoravano l'abete in varie cerimonie e i Romani, alle calende di gennaio, ne regalavano un rametto come augurio di buona fortuna.

In origine l'albero delle feste veniva decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta.
Nel XVIII secolo, la frutta venne sostituita negli addobbi da
ghirlande, nastri e candeline, finché alcuni fabbricanti svizzeri e tedeschi cominciarono a preparare leggeri e variopinti pendenti di vetro soffiato, che diventarono ornamenti tradizionali dell’abete natalizio.


Per molto tempo, prima del 1600 la tradizione dell'albero di Natale rimase tipica delle regioni a nord del Reno, dove la dottrina protestante era più diffusa di quella cattolica. 
In origine l'usanza era bruciare un albero resinoso come simbolo di luce. 
Il primo albero di Natale come lo conosciamo noi, pare risalga al 1611 quando la duchessa di Brieg fece trapiantare in vaso un abete del suo giardino per adornare un angolo spoglio di una delle grandi sale del suo castello in Germania, in vista dei festeggiamenti natalizi.
Furono gli ufficiali prussiani, dopo il Congresso di Vienna, a contribuire alla sua diffusione anche nei paesi cattolici.

Anche lo scrittore tedesco Goethe contribuì alla diffusione dell'albero di Natale inserendone una descrizione nella sua opera più famosa, I dolori del giovane Werther.
A Vienna l'albero di Natale apparve nel 1816, per volontà della principessa Von Nassau-Weilburg, ed in Francia nel 1840, introdotto dalla duchessa di Orléans.
In Italia fu la regina Margherita, nella seconda metà dell'Ottocento, la prima ad addobbare un albero di Natale, e la moda si diffuse velocemente in tutto il paese.


giovedì 25 luglio 2013

Una lantana ...speciale!


Come avrete ormai capito, preferisco le piante alternative a quelle comuni.
Un esempio è questa splendida ricadente sempreverde e aromatica, che fiorisce con generosità da maggio fino a dicembre.
Una di quella piante la cui presenza diventa indispensabile, dopo averla coltivata una volta, per la sua bellezza e per la facilità di coltivazione.

Si tratta di un arbusto originario dell'Uruguay, la lantana sellowiana, immancabile in ogni giardino, specialmente se assolato.
Spesso nei garden center si trova la varietà più diffusa Lantana Camara, arbusto legnoso e abbastanza eretto, di dimensioni maggiori, disponibile in vari colori caldi, dal giallo, al rosso, spesso bicolore (pare sia infestante).
Lantana camara  - Parole verdi.it
La specie Sellowiana a differenza della Camara, presenta rami morbidi e leggeri, dal portamento ricadente, lunghi fino a 1 metro, che si trova in tre colori puri: lilla, giallo e bianco.
La mia è lilla!


Le sue foglie sono piccole, simili a quelle di menta, di color verde scuro, aromatiche se stropicciate e ruvide al tatto. 

Tutte le specie di lantana, circa 150, sono originarie dell'America, dell'Africa e dell'Asia e appartengono alla famiglia delle verbenacee. Sono molto belle anche le specie involucrata e montevidensis.
 


Le lantane sellowiane sono coltivabili in piena terra, per bordure fiorite, aiuole o muri fioriti, ma si dimostrano perfette in vaso, soprattutto se appese ad una ringhiera.
In questo modo sfrutterete al meglio il suo portamento ricadente e le darete spazio per svilupparsi verso il basso senza alcun impedimento.
Quando ho acquistata la mia prima sellowiana in aprile, avevo già occupato i miei vasi da ringhiera, quindi l'ho messa a dimora nella fioriera di cotto sul vialetto, non prevedendo una crescita così rapida.
La mia sellowiana in aprile
La mia sellowiana ora
Come avrete notato la peculiarità di questa pianta ornamentale è l'abbondante fioritura.

mercoledì 1 maggio 2013

Nastri rosa su foglie porpora


Questo è il periodo giusto per parlarvi di un arbusto sempreverde che coltivo da qualche anno nel mio giardino, non ancora molto conosciuto in Italia, ma che ho scelto per i colori e la fioritura particolare, che proprio in maggio, crea bei contrasti vivaci in mezzo al verde.


La pianta di cui sto scrivendo si chiama loropetalum chinense rubrum, è originario dell'Asia e appartiene alla famiglia degli hamamelis.
Si tratta di un arbusto di medie dimensioni, caratterizzato da un bellissimo fogliame rosso porpora persistente sulla pianta tutto l'anno.
In commercio si trova una variante a fiore bianco e foglia verde scuro, altrettanto ornamentale, anche se io personalmente preferisco il rubrum, perché è diversa da qualsiasi altra pianta.
Esistono inoltre diverse varietà nane, utilizzabili come tappezzanti, particolarmente indicate nei giardini rocciosi.

In primavera più o meno in questo periodo, questo sempreverde produce una fioritura di colore rosa intenso, che negli esemplari ben concimati, si ripresenta anche in estate ed autunno, in misura meno evidente.


Il loropetalum ha un portamento allargato e basso, con rami che si sviluppano prevalentemente in direzione orizzontale, adatto quindi alla creazione di bordure o siepi basse dal portamento non troppo ordinato.
Nel giro di alcuni anni può raggiungere qualche metro di altezza e di larghezza.

In genere non necessita di potature, anche se dopo la fioritura può essere necessario ridurre le ramificazioni che fuoriescono dalla chioma, se troppo disordinate o invadenti.
Se si sceglie di potare in autunno la fioritura primaverile sarà sicuramente più generosa.
A me il loropetalum rubrum piace un po' spettinato, con i tipici rami morbidi che toccano il prato e quelli più alti che si intrecciano con quelli del cheanotus tirsyflora repens, che fiorisce appena dopo e di cui vi parlerò presto.
 


Il suo fogliame è di dimensioni ridotte, a forma ovale, di colore porpora scuro, che è rosso più acceso nelle nuove vellutate foglioline primaverili (vedi foto sotto). 
I fiori, molto particolari, sono composti da piccoli petali a forma di nastri, tipici dei fiori di hamamelis, ma di color rosa carico, che si srotolano lentamente dai boccioli appena schiusi.


sabato 23 marzo 2013

Mahonia in bocciolo



Quello di cui sto per scrivere è l'ennesimo arbusto sempreverde presente nel mio giardino, ma con qualche differenza rispetto agli altri già trattati. 
Si chiama mahonia japonica e come dice il nome proviene dal Giappone.
È un arbusto di taglia media e di forma tondeggiante, molto apprezzato in quanto resistente sia al freddo che al caldo, difficilmente attaccato dai parassiti, che si accontenta dell'acqua piovana una volta adulto e che produce una bella fioritura a fine inverno seguite da bacche decorative nei mesi estivi.

Esistono molte varietà di mahonia, ma la japonica è senza dubbio la più bella.

Il suo fogliame nonostante sia sempreverde, cambia colore secondo la stagione, infatti è verde intenso in estate, ma diventa rosso acceso appena sente le prime gelate, fino a ritornare piano piano di nuovo verde con l'innalzarsi delle temperature primaverili.


Le foglie sono lucide e coriacee, con margine leggermente spinoso ed è meglio indossare i guanti quando ci si avvicina per eventuali interventi di potatura o trattamenti per non rischiare di pungersi.
Il suo fusto è scuro e liscio.

 
Come ho già accennato, proprio all'inizio della primavera produce vari boccioli, (in questo momento la nostra mahonia ne è carica) che si trasformano in piccoli grappoli di fiori a stella, dal profumo fragrante e di colore giallo-limone, che attirano api e altri insetti utili.
Il profumo di questi fiorellini è facilmente percettibile essendo ancora poche nel giardino di marzo le piante già fiorite.
 

martedì 5 febbraio 2013

La cactacea antistress

Da diversi anni è noto che il colore verde delle piante ha un effetto rilassante e che molte specie purificano l'aria dagli agenti inquinanti, ma ora c'è una  novità.
Pochi giorni fa mentre mi trovavo dal parrucchiere in attesa del mio turno, sfogliando una rivista, ho trovato un articolo su una pianta, di cui nemmeno conoscevo l'esistenza, che mi ha colpito per le sue proprietà molto interessanti. 
L'articolo riportava la notizia che un recente studio condotto dall'Università del Surrey, in Inghilterra, ha dimostrato che una pianta della famiglia delle cactacee, chiamata rhipsalis, ha forti proprietà antistress!


Pare che questa sempreverde, che alle nostre latitudini si coltiva in appartamento, oltre al già conosciuto effetto calmante, possegga proprietà che combattono lo stress al punto che averne alcuni esemplari in casa, o sulle scrivanie degli uffici, abbassa notevolmente il livello di stress rispetto ai luoghi in cui non è presente.

La rhipsalis, oltre a queste particolari doti, con i suoi lunghi viticci a crescita veloce è una pianta molto decorativa.
In natura cresce nelle foreste pluviali del Centro e Sud America, in Africa e in alcune isole dell’Oceano Indiano, sui tronchi dei grossi alberi in penombra, facendo penzolare i suoi lunghi steli verdi fino al terreno.

Ne esistono moltissime specie, con una grande varietà di colori e forme, ma la differenza di aspetto tra le specie può essere molta.
Possono essere a sviluppo verticale, oppure ricadente, con fusti più o meno succulenti e più o meno sottili; la maggior parte sono prive di spine, ma spesso sono coperte da piccoli peli.
I piccoli fiori che nella maggior parte delle specie sbocciano verso la parte finale degli steli, possono essere di colore bianco o giallo, o rosa, raramente rossi. 

I frutti che succedono ai fiori ricordano per la forma i frutti di bosco.



Essendo una pianta di facile coltivazione non ha bisogno di molte cure, ma la luce non le deve mai mancare, anche se teme i raggi diretti del sole, soprattutto nei mesi più caldi dell'anno, quando è opportuno ombreggiarla. 
In casa va posizionata possibilmente esposta a nord e vicino ad una finestra.
Teme molto il freddo, quindi la temperatura ideale é tra i 18° e i 21°, con un margine di 5° in più o in meno; in inverno è consigliabile mantenerla ad una temperatura non inferiore ai 13°.


La rhipsalis ha una chioma rigogliosa che cresce molto rapidamente formando una vera e propria cascata verde, oppure mantenendo un aspetto compatto si possono ottenere composizioni di più specie come quella nell'immagine sopra.
Per contenerne l'esuberanza, può essere potata senza correre troppi rischi, ma tagliando per gradi, dal basso verso l'alto, evitando i periodi dell'anno di maggiore crescita.

Le annaffiature devono essere regolari per tutta la stagione vegetativa, da aprile a settembre, fornita ogni volta che il terreno è asciutto; se l'estate è paricolarmente calda è meglio vaporizzare la pianta con acqua distillata.
In autunno e in inverno è opportuno garantire un periodo di riposo, diminuendo l'apporto di acqua.

Il terreno di coltivazione deve essere ben drenante e non particolarmente ricco. 
Nel caso di rinvaso aggiungere ghiaia o pietra pomice sul fondo per evitare ristagni idrici, che possono causare marciume radicale.
L'eccessiva umidità può causare attacchi da parte di acari e cocciniglia.

La concimazione deve essere somministrata miscelando del concime liquido per cactacee nell'acqua delle annaffiature ogni 15-20 giorni dall'inizio della primavera alla fine dell'estate.

La rhipsalis può essere moltiplicata per talea, da praticare in estate, prelevando piccole parti di fusto da far radicare in un miscuglio di sabbia e torba e da mantenere umido fino a radicazione; ci vorrà qualche mese per poterle interrare in vasi singoli.

Il suo curioso nome prende origine dalla parola greca Rhips che significa vimini e si riferisce alla massa dei sottili fusti che ne formano il corpo.

martedì 4 dicembre 2012

Piante utili contro l'inquinamento domestico


Ora che fuori fa troppo freddo per dedicarsi al giardinaggio in esterno, ci si può dedicare alle piante da interni, con cui si può creare un’atmosfera naturale e accogliente in casa, grazie al fogliame rigoglioso e per alcune alla fioritura.
Non tutti sanno però che molte piante hanno anche funzioni diverse dall'ornamentale, ad esempio fungono da regolatori naturali dell'umidità rilasciando nell’aria la giusta quantità di vapore acqueo, in un periodo dell'anno in cui il calore dei termosifoni secca eccessivamente l'aria, ma non solo....


Alcune piante hanno la capacità di assorbire dal 50 al 90% delle sostanze inquinanti presenti nell'aria.

I danni provocati dall'inquinamento domestico purtroppo vengono spesso sottovalutati, senza tenere conto che sono tutti potenzialmente tossici per l'organismo umano.
Questi vapori nocivi possono essere prodotti da fumo di candele, di sigaretta, fornelli, camini, spray, smacchiatori, insetticidi, vernici, collanti, disinfettanti, ammoniache, formaldeide o apparecchi elettrici o elettronici.
Tutte sostanze che una volta aspirate, possono essere pericolose per la nostra salute.


L'Organizzazione mondiale della sanità, in un rapporto del 2002, stimava in 1,6 milioni le morti imputabili all'inquinamento da interni, con episodi di asma, nausea, oltre ad aumento di rischio di sviluppare cancro, malattie croniche del sistema neurologico, di quello riproduttivo, dell'apparato respiratorio.
Considerando che nei paesi occidentali la popolazione trascorre circa il 90 per cento della propria vita in ambienti chiusi, e che la qualità dell'aria degli uffici, delle abitazioni, delle palestre e dei luoghi pubblici, può essere fino a 12 volte più inquinata di quella esterna,  quello dell'inquinamento domestico sta diventando un forte problema per la salute pubblica.

La scoperta delle proprietà disinquinanti delle piante è stata fatta dagli scienziati della Nasa, già più di vent'anni fà, mentre stavano studiando come ricreare un ambiente ideale per gli astronauti sui mezzi spaziali. 
Dopo questa scoperta quasi casuale, sono intervenuti gli studi degli specialisti del settore, botanici e agrari, che hanno individuato le specie maggiormente in grado di filtrare l'aria a seconda delle sostanze tossiche presenti nell' ambiente.
 
In generale si tratta di piante che hanno bisogno di umidità e che prediligono posizioni in stanze dove la temperatura è più calda.
N
el bagno ad esempio sono presenti sostanze tossiche come alcol metilico, acetone, ammoniaca, e residui di detersivi e grazie all'umidità ambientale e al caldo è l'habitat ideale per molte piante tropicali, più o meno grandi; le orchidee, o le edere, per fare un esempio prosperano senza problemi e purificano l'aria.
Una diceria da sfatare è che in camera da letto non bisogna mettere piante.
Anche se è vero che di notte in generale le piante bruciano ossigeno, nessuno si è mai sentito male dormendo in un bosco, inoltre esistono piante dalla sintesi clorofilliana inversa, cioè che producono ossigeno di notte, come capita a molte succulente, come le crassulacce e le cactacee.

Potendo avere una casa più sana soltanto coltivando alcune comuni piante da appartamento, perchè non farlo?

Dall'elenco della pagina seguente potrete scegliere le piante più idonee alle vostre esigenze, oppure conoscere meglio quelle che già avete, magari senza essere a conoscenza dei loro effetti benefici sulla salute... come è capitato a me con la preparazione di questo post!

martedì 20 novembre 2012

A qualcuno piace il freddo


Rallegrano giardini e terrazzi durante tutto l'autunno e l'inverno, sono facili da coltivare e fioriscono quando le altre piante vanno in riposo vegetativo, senza soffrire il freddo!


Sono le eriche, piccoli arbusti sempreverdi tappezzanti, presenti spontanee in natura, che si adattano molto bene alla coltivazione come pianta ornamentale.

Il genere Erica comprende ben 700 specie spontanee presenti in Europa e Asia del sud.

In commercio si trovano tante specie diverse e cultivar, di vari colori dal rosso intenso al bianco, dal rosa chiaro al lilla, con fogliame verde, argentato, rossastro o giallastro.

Possono essere specie particolari, o ibridi di erica, di calluna o di daboecia, tutte della grande famiglia delle ericacee.

Un'ericacea molto simile all'erica e sempre presente nei garden center, è la calluna vulgaris, che si distingue dall'erica vera e propria per il calice dei fiori lungo la metà della corolla.
Qui sotto c'è la mia calluna vulgaris acquistata da pochi giorni.
Mi attirava di un colore meno classico del solito rosa e ho scelto questa, con i boccioli bianchi ancora chiusi.


In realtà non tutte le specie fioriscono in autunno, alcune infatti producono i tipici piccoli fiori in primavera.
Caratteristica dell'erica è la fioritura a profusione che ricopre quasi totalmente i rami, rimanendo sulla pianta per tutto l'inverno, anche dopo essere appassiti.  
Il portamento, soprattutto in natura, è a forma di piccolo cespuglio leggermente prostrato e alto non più di 50 centimetri.

Le foglie, aghiformi, che persistono tutto l'anno sulla pianta essendo sempreverdesono di colore verde brillante, fatta eccezzione per le cultivar a fogliame argentato o rosso.
Per questo motivo l'erica viene spesso utilizzata per produrre composizione di fiori secchi.


Il successo della coltivazione può essere assicurato se si tiene presente dei luoghi dove le eriche si sviluppano spontanee; sono molto diffuse nell'Europa collinare e montana, dove il clima è fresco, mai torrido e secco.
È la pianta caratteristica della brughiera scozzese, in cui fiorisce per tutta la bella stagione.

Chi c'è stato, sa di cosa parlo...

 

Tutte le ericacee si coltivano all'aperto perché non temono il freddo, ma temono la siccità, il caldo estivo e la vicinanza ai termosifoni.
Esistono specie che fanno eccezzione, come l'erica gracilis, di origine mediterranea, che può sopportare brevi periodi di freddo non troppo intenso, ma temono le gelate.
In questo caso meglio ripararle all'abbassamento eccessivo delle temperature.

lunedì 22 ottobre 2012

Alla scoperta delle heuchere




Le riconoscete?

Ho già pubblicato le foto nel post di reportage sulla mostra Nel segno del giglio: fall edition dove ce n'erano in vendita tantissimi tipi!

Sono le heuchere, vivaci erbacee perenni tappezzanti, di tipo semi sempreverde, cioè con foglia persistente anche in inverno, ancora poco diffuse in Italia, ma che meriterebbero di esserle molto di più!
Queste piantine di piccole dimensioni appartengono alla famiglia delle saxifragacee, sono eccezionalmente rustiche, belle in tutte le stagioni, e soprattutto coloratissime!
Il genere heuchera raggruppa circa 50 specie diverse, tutte originarie delle zone montuose del Nord-America.

Si tratta di un'erbacea che non produce fusti legnosi, e non supera i 25-35 cm di altezza.
Le caratteristiche foglie sono palmate, spesso con margini dentati e frastagliati, alcune più di altre, e ricordano come forma le foglie dei gerani.  
I piccoli fiori, che possono essere bianchi, o rosa, o rossi e talvolta gialli, si ergono su lunghi steli a maggio-giugno, ben al di sopra del fogliame, e sono a forma di piccole campanule più o meno evidenti, secondo la specie; le varietà con fioriture abbondanti e vistose, non hanno foglie altrettanto spettacolari.

Gli ibridatori negli ultimi anni, sfruttando la facilità di ibridazione e le naturali screziature di colore delle foglie hanno ottenuto una gran quantità di cultivar e ibride diverse per la gioia di appassionati e collezionisti.
Se ne avete voglia e siete curiosi di vedere quante varietà esistono, buttate un occhio a questo sito: Barbaraaustin.co.uk

Le foglie possono avere colorazioni sorprendenti, spaziando dal giallo acido, all’arancio al marrone, al rosso, al porpora, al viola-nero, al grigio argenteo, al verde variegato, alcune specie con evidenti venature in contrasto. 


giovedì 18 ottobre 2012

A proposito di bacche: Nandina domestica

Visto che le proposte di piante da bacche sono piaciute tanto a tutti, approfondisco una degli arbusti di cui ho esperienza diretta e che mi piace davvero tanto: la nandina domestica.
Si tratta di uno splendido arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Berberidacee e originaria dell'Asia, che si sta diffondendo molto negli ultimi anni per l'aspetto decorativo della pianta in tutte le stagioni e la sua rusticità.
È una scelta ideale per formare piccole siepi leggere da porre all’interno del giardino, oppure come arbusto singolo.

In Cina si chiama bambù sacro per il suo aspetto simile al bambù, ed è coltivata nei pressi dei templi; in buona parte dell'Asia si considera una pianta porta fortuna!

Si può coltivare anche come bonsai, ma è consigliata agli esperti per la difficoltà di gestire il fogliame di grandi dimensioni rispetto alle essenze generalmente usate in questa arte.

La nandina può raggiungere l'altezza di circa 1,50-2,00 metri di altezza, sebbene cresca lentamente; ci vogliono diversi anni alle piccole piante che si trovano in vendita nei vivai per raggiungere le dimensioni e la compattezza della pianta adulta.
Nel giardinaggio la pazienza non deve mai mancare!

La chioma è costituita da fusti sottili che portano folti gruppi di foglie, sottili e lanceolate, di colore verde chiaro per gran parte dell’anno, che diventano arancio-rosso in autunno-inverno per effetto dell'abbassamento delle temperature. 
 Anche i nuovi germogli di foglie sono dai toni accesi.

giovedì 4 ottobre 2012

Bacche per tutti i gusti e tutte le stagioni!

Bacche della mia nandina domestica!
Chi ha la fortuna di avere un giardino in cui dar sfogo alla creatività nella scelta di essenze diverse, troverà qui diversi spunti per fare nuovi acquisti e nuove messe a dimora, in questo caldo autunno dal clima favorevole al giardinaggio.
I suggerimenti di questo post sono tutti orientati verso piante e arbusti da bacche, per la maggior parte commestibili e molto gradite agli uccelli, di diverse tipologie, dimensioni, e stagionalità, sempreverdi e non.
Se sceglierete di coltivarle nel vostro giardino, fornirete una fonte supplementare di cibo agli uccelli, particolarmente utile nel periodo invernale, oltre che offrire riparo a diverse specie dai loro predatori naturali e supporto per i nidi.
In questo modo creerete un perfetto giardino per gli uccellini, che li farà avvicinare alle vostre finestre, consentendovi di osservarli, praticando così uno dei miei hobby preferiti: il birdgardening!

Oltre a godere di belle macchie di colore invernali rappresentato dalle bacche ornamentali e utili, molte delle specie indicate producono bellissimi fiori profumati e decorativi, che decoreranno il giardino in primavera o in estate e attrarranno vari insetti impollinatori, da quanche anno a rischio estinzione, (Allarme farfalle), altro argomento che sta molto a cuore a chi è sensibile ai problemi ambientali.
Alcuni di questi arbusti sono già presenti nel mio giardino.

Molte delle piante di seguito trattate non sono di origine europea, ma quelle selezionate sono le più adatte a spazi ristretti e producono abbondanti bacche di incredibili colori!
Provare per credere.
Spero vi piacciano come piacciono a me!

martedì 26 giugno 2012

La succulenta crassula ovata

Non mi piace tanto l'idea di mettere in secondo piano il dolcissimo musetto del piccolo di storno caduto dal nido, ma se voglio continuare a scrivere post sul blog, non ho molta scelta.
Ho già in mente una soluzione per tenere la sua foto ed il suo ricordo vicino vicino...

Continuo l'argomento "grasse" iniziato nell'articolo: Grasse è bello, ricco di foto delle succulente di mia mamma e delle mie.
Vorrei approfondire qualche informazione su una succulenta che amo particolarmente: la crassula ovata.
Esistono tanti tipi di crassula, tanto diversi tra loro, ma la crassula ovata è quella che conosco e che mi da molte soddisfazioni.


È sicuramente la succulenta più vecchia di famiglia.
Pensate che è sopravvissuta addirittura ad un trasloco!
Eccola al centro della foto sottostante, dal portamento simile ai grandi alberi africani.
Ha almeno 20 anni!
Da essa sono state ricavate tante talee per ottenere nuove piante, anch'esse cresciute ed in ottima salute, come quella della foto sopra.

Non è un bellissimo esemplare?

giovedì 3 maggio 2012

Tre cuscini...di fiori!


I cuscini non sono tutti di stoffa e imbottitura, ma ne esistono di fiorellini delicati, colorati e freschi...
L'arabis caucasica, questa piantina vivacissima che nel mio giardino si trova nell'aiuola a lato del vialetto di ingresso, è un'erbacea perenne sempreverde che costituisce una specie di cuscino compatto dell'altezza di 20 cm, di piccole foglie verde brillante.
Ogni in primavera, nella mia zona solitamente a inizio aprile, produce innumerevoli fiorellini a quattro petali bianchi oppure sui toni del rosa, porpora o viola, delicatamente profumati che continuano a produrre fiori fino a maggio inoltrato.
Ne esistono molte tipologie addirittura alcune con foglia variegata.
È una tappezzante ideale per i giardini rocciosi e per i muri a secco senza troppe esigenze.
Non ha particolari problemi di esposizione, infatti cresce senza problemi al sole o all'ombra completa, ma la resa maggiore della fioritura è sicuramente in pieno sole; la mia arabis è posta a mezz'ombra ma è comunque ricca.

mercoledì 25 aprile 2012

Tutti pazzi per la siepe di Photinia rossa

Il suo nome esatto è Photinia xfraseri Red Robin ed è uno stupendo arbusto da siepe!

 
Si riconosce facilmente per il colore rosso delle nuove foglie sullo sfondo verde e per la fioritura bianca primaverile che è più consistente se posta in pieno sole.


Negli ultimi dieci anni è stata un pò inflazionata perchè molto richiesta per i giardini e parchi, ma non mi sono stancata di vederla nel mio giardino.
Si tratta di un arbusto sempreverde, ideale per formare siepi formali o miste, in quanto sopporta bene le potature e ha una crescita rapida, pur rimanendo abbastanza compatta e ordinata.
Viene definita una pianta rustica essendo abbastanza resistente al caldo, a periodi brevi di siccità, al freddo e al carico di neve, anche se negli inverni particolarmente gelidi secca nei rami più esposti.
In questo caso se potato, anche drasticamente, dove necessita all'inizio della primavera, si riprenderà con nuove foglie e rami ed entro l'autunno otterrete ottimi risultati.
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