Visualizzazione post con etichetta erbacea perenne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta erbacea perenne. Mostra tutti i post

sabato 11 gennaio 2014

Le infinite proprietà della liquirizia



La liquirizia è una pianta aromatica e officinale della grande categoria delle erbacee perenni, della famiglia delle leguminose, dal nome scientifico Glycyrrhiza glabra.
È stata eletta la pianta medicinale dell’anno 2012, dopo la selezione effettuata dall’Università di Wurburg in Germania, e annunciata durante un evento del WWF.


Quando la pianta raggiunge i tre-quattro anni, le radici possono essere raccolte e usate per le ricavare diversi prodotti dalle numerose proprietà benefiche dei suoi principi attivi.
Le radici più sottili, se essicate, si trasformano nei bastoncini da masticare, mentre dalle altre si ricava un succo che viene utilizzato per diversi usi, come l'aromatizzazione e la colorazione della birra, la preparazione di prodotti farmaceutici e la produzione delle classiche liquirizie nere di varie forme e misure, uno dei dolciumi più consumati al mondo.
Chi non ha mai mangiato almeno una volta nella vita le squisite rotelle di liquirizia o le more o le pasticche o i bastoncini?


La liquirizia è una pianta particolarmente diffusa nei paesi dell'area mediterranea, Grecia, Spagna, sud della Francia, Turchia, Siria e nelle regioni meridionali italiane.
Il termine liquirizia deriva dalla parola greca che vuol dire radice dolce.

Questa aromatica ha una storia antichissima.
Nei primi erbari di origine cinese risalenti a circa cinquemila anni fa, era già presente, e veniva utilizzata per scopi medicinali; i medici cinesi la prescrivono tutt'oggi per curare la tosse, i disturbi del fegato e le intossicazioni alimentari.
Era già importante nell’antico Egitto, in Assiria e in Grecia, ma in Europa è stata introdotta dai frati domenicani solo nel XV secolo.
La lunga conservazione nel tempo e la sua versatilità, sono tra le principali caratteristiche delle radici di liquirizia.
Uno degli zuccheri contenuti in essa, chiamato glicirrizina, ha un'azione dolcificante 100 volte più elevata del saccarosio e fornisce la maggior parte delle sue proprietà benefiche.



giovedì 26 settembre 2013

Una seconda primavera

Settembre per me è uno dei mesi più belli e anche quest'anno confermo in pieno questa opinione. 
Sebbene il calendario dica che è già iniziato l'autunno, i primi veri accenni arriveranno solo a ottobre, quando le giornate si accorceranno nettamente e l'escursione termica colorerà tutta la vegetazione di toni accesi..., e qualche arbusto a quanto pare si sta già accendendo....


Intanto (nonostante io ami profondamente l'autunno) non spreco le ultime belle giornate che restano, con una temperatura perfetta e la macchina fotografica a portata di mano per immortalare ciò che mi colpisce, mentre vado in esplorazione tra le mie piante.
E quanto mi piace scoprire gli insetti che considerano i miei fiori come "casa"!



Spesso in settembre molte fioriture primaverili ed estive che hanno sonnecchiato un paio di mesi per il caldo, si riprendono dal torpore e quasi inaspettatamente ci regalano la gioia di un'ulteriore fioritura, come se fosse una seconda primavera.
Alcune delle mie piante hanno da poco finito il conto alla rovescia per giungere finalmente a completa fioritura.
La phystostegia virginiana infatti da un paio di settimane mostra le sue delicate spighe, così amate dagli insetti impollinatori.


L'altro fiore del mio giardino che ogni anno attendo con impazienza fino a settembre per vedere al suo massimo splendore, è l'astro settembrino (appunto), di cui ho già ampliamente scritto l'autunno scorso.
Ricordate le immagini della splendida mantide religiosa che ci si era posata sopra per cacciare le proprie prede?


sabato 18 maggio 2013

Papaveri di oggi e di ieri

 
Solitamente i papaveri sono conosciuti per il fiore di campo rosso sgargiante che cresce spontaneamente in primavera in quasi tutte le zone d'Italia.
Nella mia zona ora si vedono ovunque, non solo in mezzo ai campi di grano, ma anche nelle fessure sui marciapiedi delle strade di città.
Si tratta infatti di una specie infestante, detta anche rosolaccio, (cioè rosa dei campi) erbacea annuale molto vigorosa e di notevole altezza. 
In realtà in natura esistono tantissime specie di papaveri di altezze e colori differenti, che vanno dal bianco, al viola, al giallo, al blu, oltre agli ibridi ottenuti dai florovivaisti.
Appartengono tutti alla famiglia della papaveraceae e sono erbacee originarie da vari continenti secondo la specie.
Alcune specie di papaveri possono essere alte anche più di un metro, altre raggiungono l’altezza di ottanta centimetri, altre specie arrivano al mezzo metro, mentre alcune varietà nane non superano i 25 centimetri. 
Esistono anche papaveri piuttosto rari e amanti del clima fresco, come quello alpino (papavero rhaeticum) e il papavero Arctomecon merriamii (Desert Bear poppy), tipico del Nevada e dello Utah, regioni USA asciutte in estate e con inverno gelidi e nevosi.
Dai fiori intensamente colorati di giallo è il papaver miyabeanum.

papavero rhaeticum
Tra le varietà perenni c'è il papaver atlanticus, originario del Marocco, con fiori rossi e con ibridi dai fiori blu e il papaver rupifragum, originario della Spagna, con fiori rossi e arancioni.
Molto decorative sono anche le varietà turche papaver heldreichi e papaver lateritium, ideali per decorare le bordure.
Tra le specie perenni maggiormente coltivate in giardino, il papavero orientale, con fusti alti da quaranta centimetri a un metro e fiori variamente colorati, dal rosso, al rosa, all’arancione.
Date un occhio a questo bellissimo orientale rosa coltivato nel giardino di Nik, del meraviglioso blog Orto dei colori.
Come giustamente dice lui, potrebbe essere confuso con una rosa!

papavero orientale

Nel mio giardino non ho mai coltivato papaveri ma tutte le volte che li vedo mi riprometto di farlo, anche se le mie aiuole sono già fin troppo sovraffollate...
Una specie che mi attira molto ma che temo mal sopporti il clima torrido della pianura padana è il papavero himalayano, che trovo incredibilmente bello!
papavero himalayano
Un'altro papavero che mi piace molto, che si definisce perenne, ma che spesso viene coltivato come biennali o annuali, perché poco longevo, è il papavero nudicaule, originario delle zone artiche, conosciuto comunemente come papavero d’Islanda 
Dai suoi ibridi si ricavano stupendi fiori dai colori bianco, giallo, arancio e rosa.
papaveri islandesi

Generalmente è di piccole dimensioni, circa venticinque centimetri.
Simile a questo è il papaver alpinum, o altri papaveri provenienti dall’Asia, tra cui il papaver alborosetum e il papaver radicatum, questo considerato il vero papavero islandese. 
Dal nome è facilmente deducibile che la pianta gradisce climi freschi ed è ideale in alta collina e in montagna, dove può essere coltivata in vaso o in aiuola.
Noi ne abbiamo ammirati tantissimi nelle aiuole lungo le passeggiate ai bordi del
lago di Ginevra, durante la vacanza sul  dello scorso anno.

lunedì 8 aprile 2013

Primula alternativa




Qualche settimana fa, in occasione del mio compleanno, mi sono dilettata nell'acquisto di qualche nuovo fiore primaverile, da posizionare nelle fioriere da ringhiera, per sostituire gli spazi vuoti lasciati dalle stagionali dell'anno scorso, come le petunie, e successivamente i ciclamini, che hanno da tempo esaurito il loro ciclo vitale.
Tra i vari acquisti, uno mi piace in particolare e già da quando l'ho vista vivaio ha colpito la mia attenzione, tanto da non avere dubbi se portare a casa l'oggetto del mio desiderio.



Il fiore a cui mi riferisco che vedete qui sopra in tutto il suo splendore è una primula denticulata, ancora non molto diffusa, che potete osservare nella foto sotto davanti agli altri vasi sul tavolo esterno, immortalata appena arrivata a casa, prima del posizionamento in fioriera.


Questa erbacea perenne, seppur di modeste dimensioni, produce sorprendenti fiori a forma pon pon, simili a piccoli allium, che si schiudono ogni primavera.
Adatte per essere piantate in vaso e nelle aiuole, oppure nelle zone più umide e ombreggiate del giardino, pare possano regalare belle soddisfazioni.

Le avevo già notate la primavera scorsa, ma non c'era stata l'occasione giusta per l'acquisto, e ora che sono riuscita ad averne un esemplare, mi sono informata sulla loro coltivazione e caratteristiche.

Il colore più diffuso dei fiori è il lavanda, proprio come la mia, ma questo tipo di primula si può trovare anche di tonalità più scure, come nella varietà Rubin, color rosso porpora, oppure bianche, come nella forma spontanea Alba, oltre a varie sfumature di rosa.


Coltivarle a macchie in mezzo al prato dovrebbe creare un colpo d'occhio di grande effetto! 


Come già accennato, predilige le posizioni ombreggiate, nelle zone che rimangono bagnate a lungo, oppure dove l'acqua tracima, perfetta vicino a stagni o laghetti.
Ideale anche la messa a dimora alla base di arbusti a foglia decidue, dove godranno di un'ombra protettiva ma luminosa nel periodo estivo, ma del sole tiepido primaverile.
 
Peccato aver letto queste preziose informazioni solo dopo averle piantate nel vaso, altrimenti sarei stata tentata di posizionarle sotto qualche albero, anziché nella fioriera del patio.
Si può coltivare anche nel giardino roccioso.




Come si può notare dalle immagini il fiore è globoso e l'altezza della piantina è di circa 30 cm.
Fiorisce nei mesi di aprile e maggio.
Con il tempo, le piante formano dense rosette di foglie verde chiaro, che continuano a svilupparsi anche alla fine della fioritura diventando più grandi e si seccano in autunno, quando non sono ancora visibili i germogli dell'anno successivo.

domenica 10 marzo 2013

Giardinaggio di primavera



Il mese appena iniziato è quello del risveglio, non solo per noi umani, che usciamo dal cosiddetto torpore invernale, ma anche quello delle piante, (oltre che degli insetti e dei mammiferi in letargo) che è quello che attendo ogni anno con grandi aspettative.
Dopo tanti giorni di pioggia, oggi finalmente splende un bel sole e con l'innalzamento delle temperature, i parchi e i giardini subiranno una rapida trasforma­zione, fino al tripudio di colori e profumi che ci riserva la stagione più sorprendente dell'anno.


 

Approfittando della splendida giornata, già un paio di domeniche fa, io e Francesco abbiamo potato tutte le rose e l'albero delle farfalle, e ci siamo dedicati all'indispensabile pulizia del secco, rimuovendo le foglie secche che facevano da pacciamatura invernale sotto gli arbusti e gli alberi, tagliando i rami rovinati dal gelo delle piante perenni fino alla base della pianta,  prima che le nuove gemme inizino a uscire dal terreno.
Poi ho potato la delicata clematis a fioritura estiva Ville de Lyonche mi ringrazierà fra una quarantina di giorni donandomi una spettacolare fioritura.

Molte bordure di erbacee perenni, soprattutto quelle a fioritura estiva e autunnale,
(nel mio caso l'astro settembrino, la physostegia virginiana e i crisantemi) stanno ancora sonnecchiando, ma si sveglieranno presto, quando la temperatura si stabilizzerà attorno ai 15-16°.
Quando ricominceranno a ve­getare, provvederò a somministrare concime liquido o in granuli solubili ad alto contenuto di fosforo e potassio, una volta ogni paio di settimane circa.
Alcune erbacee a foglia persistente invece, sembrano essere uscite dall'inverno in ottima salute, come nel caso della bellissima heuchera creme brulè, che in questi giorni ha assunto un colore vivacissimo, più tendente al rosso rispetto a quando l'ho messa a dimora in autunno!
In questo periodo si possono piantare in vaso i tuberi di begonie e calle, e in breve tempo si potranno ammirare i loro sgargianti colori e inebrianti profumi.
 

Molte bulbose a fioritura primaverile hanno iniziato a fare capolino e a mostrare le prime foglie o i primi boccioli.
Nel mio giardino l'attesa dei primi narcisi si fa sempre più pressante, non vedo l'ora di vedere le sue corolle bianche e giallo limone, per non parlare di tutti i nuovi tulipani e allium che ho piantato in autunno, oltre a quelli ovviamente, meno recenti, che spero continuino a inselvatichirsi.


  

venerdì 8 marzo 2013

Mimosa si .....ma quella pudica!

Sebbene il fiore associato all'8 marzo sia la mimosa gialla, 

inflazionata e dall'odore piuttosto sgradevole, c'e n'è un altro tipo, 

meno conosciuto, ma molto, molto più interessante!


   



E’ la mimosa pudica, pianta sempreverde, che già dal nome è tutto un programma.

Viene chiamata pudica per la strana reazione quando la si tocca, infatti se viene anche solo sfiorata, si ritrae, come se non gradisse, chiudendo immediatamente le foglie su se stesse!

Il motivo esatto di questo comportamento è per ora sconosciuto, ma gli scienziati pensano che la pianta utilizzi questa funzionalità per spaventare i predatori.

Le delicate foglie bipennate si chiudono a libro sovrapponendosi, per riaprirsi dopo qualche minuto, dando quindi una risposta simile a quella delle piante carnivore.

Una pianta timida ma affascinante, non solo per gli appassionati come me, ma anche per chi non ha il pollice verde, seppur solo per il fenomeno curioso da osservare.

L'hanno addirittura citata in un episodio di C.S.I. e ho scoperto in quel momento questa pianta sensibile!

In rete si trovano vari video sull'effetto che le carezze hanno sulla mimosa pudica, tra cui il sottostante, dal quale si capisce chiaramente di cosa sto parlando.



Per quanto riguarda la sua coltivazione, si tratta di un arbusto sempreverde di piccole dimensioni, ricadente o eretto, originario dell’America meridionale, appartenente alla famiglia delle leguminose, a differenza della classica mimosa a fiore giallo, che invece appartiene al genere delle acacie.
È diffusa in molte zone del mondo, ma si trovano maggiormente a suo agio nelle aree con clima tropicale, dove possono diventare piante infestanti.



Ha sottili fusti di colore marrone rossastro, scarsamente ramificati, che portano lunghe foglie costituite da piccole foglioline ovali, leggermente pruinose, che ricordano quelle delle felci.

 
In primavera inoltrata produce piccoli fiori a pompon, di colore rosa lilla, molto profumati.

Ai fiori seguono piccoli baccelli tondeggianti, riuniti in grappoli, di colore marrone chiaro.
Subito dopo la fioritura sviluppa dei baccelli che contengono i semi.
Tutte le parti della pianta sono tossiche se ingerite.


mercoledì 30 gennaio 2013

Il fiore grande, raro e puzzolente

Royal Botanic Garden a Melbourne
Quando sboccia un Amorphophallus Titanum non passa certo inosservato, non solo perchè è enorme, ma soprattutto perchè è il fiore più puzzolente del mondo!
L'aro titano od aro gigante o Amorphophallus titanum, è un'erbacea perenne originaria delle foreste tropicali dell'isola di Sumatra, che fu scoperta dal botanico fiorentino Odoardo Beccari nel 1878.


Viene spesso erroneamente citato come il fiore più grande del mondo, ma è più corretto dire che si tratta della più grande infiorescenza semplice.
Nasce da un tubero di grandi dimensioni, di forma tondeggiante o allungata.

È conosciuto anche chiamato 'fiore-fallo' o 'fiore-cadavere' per la sua forma e a causa dell'odore nauseabondo di carne in putrefazione, che emana quando è in fase di fioritura.
L'odore sgradevole all'uomo, serve per attirare gli insetti impollinatori che vengono trattenuti dal fiore finché il loro corpo è interamente coperto dal polline.
Attira anche mosche e scarabei, anch'essi utili per l'impollinazione.


 

La particolare infiorescenza di questa pianta cresce molto velocemente, fino a raggiungere nel giro di pochissimo tempo i 3 metri di altezza, ma dura solo 3-4 giorni.
Purtroppo fiorisce solo quando l'esemplare è adulto e le condizioni ambientali sono perfette.
 
Per la sua spettacolarità la pianta è ospitata anche in molti orti botanici del mondo, ma sono pochi quelli dove riesce a sbocciare. 
Nel 2002 ad esempio è rifiorito quello conservato nei giardini botanici reali di Kew Gardens, a Londra, dopo sei anni di attesa. 
Per l'eccezzionale evento i giardini reali hanno ospitato più di 50 mila visitatori in una sola settimana. Pensate che dal 1889 è solo la quinta volta che fiorisce!
Io ho visto l'amorphophallus Titanum in Cornovaglia, nel bioma tropicale di Eden Project!
Ecco un video trovato su Youtube girato proprio là.


In Italia se ne trova un esemplare presso il Giardino dei semplici a Firenze, che ha regalato una spettacolare fioritura nell'agosto 2007.

lunedì 14 gennaio 2013

In attesa dei bucaneve

foto dal web

Vista la neve, preannunciata e arrivata, su quale fiore ho pensato di scrivere?
Il bucaneve! 

Questo fiore invernale dal nome scientifico Galanthus nivalis, è un'erbacea perenne da bulbo di piccole dimensioni, diffusa in tutta Europa nel sottobosco umido e fresco.
Detto anche stella del mattino è uno dei primi fiori a spuntare dalla terra nel nuovo anno.
 
Essendo fioriture di febbraio, i bucaneve non temono il freddo, e possono sopportare temperature di molti gradi inferiori allo zero senza venirne danneggiati.
I sottili steli eretti portano un singolo fiore bianco a campanula, formato da tre petali esterni allungati e tre interni meno visibili, segnati da una maculatura verde; il fogliame è nastriforme e carnoso, sufficientemente robusto per bucare la neve anche compatta.


Sono di facile coltivazione e molto adatte all'inselvatichimento.
I bulbi devono essere interrati in autunno, in gruppetti, in modo che, come avviene in natura, diano origine a varie macchie di colore in mezzo al prato.
La profondità di posa deve essere pari al doppio del diametro del bulbo (regola valida per tutti i tipi di bulbi: È il momento di piantare i bulbi), per poi essere coperto bene con terriccio fresco, in modo che trattenga abbastanza umidità. 
Per ottenere una ricca fioritura è consigliabile posizionarli il luogo più soleggiato possibile.

foto dal web
I bucaneve necessitano di una buona quantità di acqua durante il periodo di vegetazione, dall'inizio dell'inverno fino ai primi mesi primaverili, quando il fogliame tende a seccare, che solitamente gli viene garantita dalle precipitazioni.
In caso di inverno e primavera molto siccitose è consigliabile annaffiarli nelle ore più calde della giornata, attendendo sempre che il terreno asciughi tra un'annaffiatura e l'altra, per evitare che la carenza d'acqua causi un appassimento dei fiori e dei boccioli.
Sospendere completamente le innaffiature dopo la fine della fioritura, permettere al bulbo di entrare in riposo vegetativo fino all'inverno successivo.

Essendo una pianta di minime dimensioni, raggiunge a malapena i 15-20 cm di altezza, ma tende a produrre piccole colonie, ricoprendo piccole zone di giardino o di bosco.

foto dal web

Esistono circa 15-20 specie di galanthus, ma molte di più sono le specie ibride o cultivar che generalmente hanno fiori particolarmente più grandi, completamente bianchi o con maculature colorate.

sabato 5 gennaio 2013

Proposte per un giardino invernale



È iniziato un nuovo anno, non solo per noi, ma anche per il giardino.
Anche se siamo ancora nel cuore dell'inverno non si può negare che la primavera si stia piano piano avvicinando, come si può notare dalle gemme pelose della mia magnolia stellata.



Erroneamente si può ritenere che durante l'inverno le piante siano in riposo vegetativo, in realtà esistono piante che non necessitano del caldo per risvegliarsi e ricominciare a produrre fiori o foglie e quindi proprio in inverno danno il meglio di sè. 
Un esempio di pianta che produce fiori quando le giornate si accorciano è la stella di Natale , di cui ho già scritto nei giorni scorsi.
Ritengo che un bravo giardiniere si riconosca anche per la varietà di piante messe a dimora in giardino in grado di produrre fioriture in ogni stagione dell’anno.
Se si apprezza un giardino invernale il mercato vivaistico mette a disposizione diverse erbacee e a arbusti da porre a dimora per tempo per fare in modo di ammirarli e rallegrarci anche quando fuori tutto sembra riposare sotto la neve.

Inoltre l'inverno è il momento giusto per preparare il giardino in vista della primavera e per programmare i nuovi progetti di giardinaggio!

Buona parte delle piante che fioriscono in pieno inverno non hanno colori molto vivaci, fiori grandi o molto profumati, infatti spesso sono piccoli fiori gialli, bianchi o verdastri, come nel caso dellelleboro, erbacea a fioritura invernale rustica e molto facile da coltivare, considerata la Rosa di Natale dagli inglesi.
Ne esistono dalle 20 alle 30 specie, molte delle quali originarie dell’Europa centrale e meridionale e dell’Asia minore, dove risultano molto diffuse.
Sono piante piuttosto rustiche, dalla crescita lenta, che esigono terreno ricco, fresco e ben drenato, e vanno coltivate in ombra luminosa. 
L'elleboro non è adatto alla coltivazione in zone con estati secche, ma dove il clima lo consente sono fiori assolutamente imperdibili, sebbene tossici se ingeriti. 
Secondo una leggenda un elleboro sarebbe stato portato in omaggio a Gesù Bambino da una povera pastorella che non poteva recare doni più preziosi.

 

Per vedere altre bellissime immagini di ellebori, coltivate anche in vaso, consiglio di leggere il post dell'amica Maurizia de Il giardino sfumato, che propone questi fiori in alternativa alla classica stella di Natale.
Proprio come gli ellebori, anche i crochi fioriscono in inverno, alcuni all’inizio dell’anno e altri verso marzo.
Se piantate i bulbi in autunno disseminati quà e là a macchie in mezzo al prato l'effetto sarà strepitoso, anche sotto la neve.


Un'altra pianta da non perdersi è la camelia, bellissimo arbusto sempreverde del tipo acidofilo, che io personalmente non sono mai riuscita a coltivare con successo per lungo tempo, (forse perché limitata dalla coltivazione in vaso causa l'alta alcalinità del mio terreno) ma che se trova le condizioni ideali richiede poche cure, è molto longeva e regala fioriture indimenticabili per anni.Produce fiori dai colori e dalle forme più svariate, singoli, semidoppi, doppi, ad anemone, a peonia.
Ne esistono circa 80 specie diverse, tutti originari dell'India, della Cina e del Giappone.  
Coltivate da centinaia di anni anche in Europa, esistono numerosissimi ibridi.
Il suo fogliame è colore verde scuro, lucido, leggermente cuoioso.
Le più diffuse sono la camelia japonica, che fiorisce da gennaio fino all'inizio della primavera, con grandi fiori setosi simili a rose, insieme alla camelia sasanqua, con fiori meno vistosi, che sbocciano in dicembre-gennaio. 
La bellezza di questo tipo di arbusto merita sicuramente un mio futuro approfondimento.


domenica 11 novembre 2012

Piccole gioie rosa ciclamino

Sono davvero poche le fioriture che si possono ammirare all'esterno in inverno, ma ce n'è una dalla bellezza indiscutibile, conosciuto da tutti e amato da chiunque.
Un evergreen che non stanca mai e che non passa mai di moda!

Come si sarà già capito sto parlando del ciclamino!
 

Si tratta di un'erbacea perenne che si sviluppa da grandi tuberi tondeggianti di colore rosso-violacei, e che fiorisce quando la maggior parte delle altre piante iniziano il riposo vegetativo invernale.
Il ciclamino è originario dell'Asia Minore ma si è diffuso in tutto il mondo sia come pianta da appartamento che da giardino, e appartiene alla famiglia delle Primulaceae.
Si trovano facilmente in vendita presso tutti i vivai, i fioristi e spesso in questo periodo, anche nei supermercati.


Nell'antichità il ciclamino era utilizzato per le sue virtù terapeutiche purgative, più che per la sua bellezza ornamentale; nel XVI secolo fu coltivato nei giardini botanici di Elisabetta I d'Inghilterra e da lì si diffuse in tutta Europa.
In Giappone è considerato il fiore sacro dell'amore.

La tendenza florovivaistica degli ultimi anni si è rivolta verso la produzione di piante di piccole dimensioni; io ne ho acquistato proprio un esemplare "mignon" lo scorso settembre, del classico colore rosa
ciclamino.
L'ho posizionato nel vaso da ringhiera del portico, in abbinamento all'ederina variegata e alla lithodora diffusa, sostituendo la petunia, giunta ormai alla fine del suo ciclo vegetativo.
Se non ricordate com'era la composizione primaverile cliccate su: Ancora idee per composizioni in vaso

venerdì 26 ottobre 2012

Il fiore d'oro dell'oriente



In questi giorni uggiosi, tipici autunnali, come rimedio contro la malinconia e l'apatia che potrebbe colpire l'umore dei più meteoropatici, propongo di rinfrancarsi guardando questi vivacissimi fiori da colore rosso intenso, che infondono allegria, e attirano tante api e farfalle.
Non è una semplice margherita come può sembrare a prima vista, ma un crisantemo!

 
La caratteristica fondamentale del crisantemo è che fiorisce quando le ore di buio superano quelle di luce, quindi proprio in autunno.
All'inizio della primavera quando le ore di sole aumentano velocemente la pianta va in riposo vegetativo per poi ricominciare a produrre il suo bel fogliame verso maggio.

A questa specie appartengono migliaia di ibridi diversi, che ogni anno aumentano, che si differenziano tra loro per lunghezza dello stelo, forma e dimensioni della corolla, numero di petali, e colori, che vanno dal bianco ai viola passando per tutte le tonalità del giallo del rosso e dell’arancio.
Il colore più richiesto sul mercato è il giallo.
Il suo nome deriva dal greco e significa fiore d’oro.
 
Nel nostro paese purtroppo i crisantemi sono conosciuti e utilizzati principalmente per adornare le tombe dei defunti proprio in questo periodo dell'anno, ma non vengono mai regalati in occasione di un matrimonio o di un compleanno.

Ma non tutti sanno che non è così nel resto del mondo!

Originario della Cina, le sue tracce si perdono nella notte dei tempi, diffuso da secoli in Corea e in Giappone, in quest'ultimo paese è diventato l’emblema araldico della famiglia imperiale e simbolo del paese.
Sempre in Giappone e anche in Cina, il crisantemo è simbolo di vita e di gioia e rappresenta un ornamento prezioso in tantissime occasioni di festa.
In Europa partendo dall'Olanda questo fiore si è diffuso solo nel 1800.

lunedì 22 ottobre 2012

Alla scoperta delle heuchere




Le riconoscete?

Ho già pubblicato le foto nel post di reportage sulla mostra Nel segno del giglio: fall edition dove ce n'erano in vendita tantissimi tipi!

Sono le heuchere, vivaci erbacee perenni tappezzanti, di tipo semi sempreverde, cioè con foglia persistente anche in inverno, ancora poco diffuse in Italia, ma che meriterebbero di esserle molto di più!
Queste piantine di piccole dimensioni appartengono alla famiglia delle saxifragacee, sono eccezionalmente rustiche, belle in tutte le stagioni, e soprattutto coloratissime!
Il genere heuchera raggruppa circa 50 specie diverse, tutte originarie delle zone montuose del Nord-America.

Si tratta di un'erbacea che non produce fusti legnosi, e non supera i 25-35 cm di altezza.
Le caratteristiche foglie sono palmate, spesso con margini dentati e frastagliati, alcune più di altre, e ricordano come forma le foglie dei gerani.  
I piccoli fiori, che possono essere bianchi, o rosa, o rossi e talvolta gialli, si ergono su lunghi steli a maggio-giugno, ben al di sopra del fogliame, e sono a forma di piccole campanule più o meno evidenti, secondo la specie; le varietà con fioriture abbondanti e vistose, non hanno foglie altrettanto spettacolari.

Gli ibridatori negli ultimi anni, sfruttando la facilità di ibridazione e le naturali screziature di colore delle foglie hanno ottenuto una gran quantità di cultivar e ibride diverse per la gioia di appassionati e collezionisti.
Se ne avete voglia e siete curiosi di vedere quante varietà esistono, buttate un occhio a questo sito: Barbaraaustin.co.uk

Le foglie possono avere colorazioni sorprendenti, spaziando dal giallo acido, all’arancio al marrone, al rosso, al porpora, al viola-nero, al grigio argenteo, al verde variegato, alcune specie con evidenti venature in contrasto. 


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...