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sabato 11 gennaio 2014

Le infinite proprietà della liquirizia



La liquirizia è una pianta aromatica e officinale della grande categoria delle erbacee perenni, della famiglia delle leguminose, dal nome scientifico Glycyrrhiza glabra.
È stata eletta la pianta medicinale dell’anno 2012, dopo la selezione effettuata dall’Università di Wurburg in Germania, e annunciata durante un evento del WWF.


Quando la pianta raggiunge i tre-quattro anni, le radici possono essere raccolte e usate per le ricavare diversi prodotti dalle numerose proprietà benefiche dei suoi principi attivi.
Le radici più sottili, se essicate, si trasformano nei bastoncini da masticare, mentre dalle altre si ricava un succo che viene utilizzato per diversi usi, come l'aromatizzazione e la colorazione della birra, la preparazione di prodotti farmaceutici e la produzione delle classiche liquirizie nere di varie forme e misure, uno dei dolciumi più consumati al mondo.
Chi non ha mai mangiato almeno una volta nella vita le squisite rotelle di liquirizia o le more o le pasticche o i bastoncini?


La liquirizia è una pianta particolarmente diffusa nei paesi dell'area mediterranea, Grecia, Spagna, sud della Francia, Turchia, Siria e nelle regioni meridionali italiane.
Il termine liquirizia deriva dalla parola greca che vuol dire radice dolce.

Questa aromatica ha una storia antichissima.
Nei primi erbari di origine cinese risalenti a circa cinquemila anni fa, era già presente, e veniva utilizzata per scopi medicinali; i medici cinesi la prescrivono tutt'oggi per curare la tosse, i disturbi del fegato e le intossicazioni alimentari.
Era già importante nell’antico Egitto, in Assiria e in Grecia, ma in Europa è stata introdotta dai frati domenicani solo nel XV secolo.
La lunga conservazione nel tempo e la sua versatilità, sono tra le principali caratteristiche delle radici di liquirizia.
Uno degli zuccheri contenuti in essa, chiamato glicirrizina, ha un'azione dolcificante 100 volte più elevata del saccarosio e fornisce la maggior parte delle sue proprietà benefiche.



giovedì 25 luglio 2013

Una lantana ...speciale!


Come avrete ormai capito, preferisco le piante alternative a quelle comuni.
Un esempio è questa splendida ricadente sempreverde e aromatica, che fiorisce con generosità da maggio fino a dicembre.
Una di quella piante la cui presenza diventa indispensabile, dopo averla coltivata una volta, per la sua bellezza e per la facilità di coltivazione.

Si tratta di un arbusto originario dell'Uruguay, la lantana sellowiana, immancabile in ogni giardino, specialmente se assolato.
Spesso nei garden center si trova la varietà più diffusa Lantana Camara, arbusto legnoso e abbastanza eretto, di dimensioni maggiori, disponibile in vari colori caldi, dal giallo, al rosso, spesso bicolore (pare sia infestante).
Lantana camara  - Parole verdi.it
La specie Sellowiana a differenza della Camara, presenta rami morbidi e leggeri, dal portamento ricadente, lunghi fino a 1 metro, che si trova in tre colori puri: lilla, giallo e bianco.
La mia è lilla!


Le sue foglie sono piccole, simili a quelle di menta, di color verde scuro, aromatiche se stropicciate e ruvide al tatto. 

Tutte le specie di lantana, circa 150, sono originarie dell'America, dell'Africa e dell'Asia e appartengono alla famiglia delle verbenacee. Sono molto belle anche le specie involucrata e montevidensis.
 


Le lantane sellowiane sono coltivabili in piena terra, per bordure fiorite, aiuole o muri fioriti, ma si dimostrano perfette in vaso, soprattutto se appese ad una ringhiera.
In questo modo sfrutterete al meglio il suo portamento ricadente e le darete spazio per svilupparsi verso il basso senza alcun impedimento.
Quando ho acquistata la mia prima sellowiana in aprile, avevo già occupato i miei vasi da ringhiera, quindi l'ho messa a dimora nella fioriera di cotto sul vialetto, non prevedendo una crescita così rapida.
La mia sellowiana in aprile
La mia sellowiana ora
Come avrete notato la peculiarità di questa pianta ornamentale è l'abbondante fioritura.

sabato 22 giugno 2013

La notte della rugiada, dei falò e delle erbe magiche


La notte tra il 23 e il 24 giugno, sarà la magica notte di San Giovanni, una tradizione antica che si festeggia ancora oggi in molti paesi e città con tradizioni rurali.

Questo giorno, molto vicino al solstizio d’estate, è associato alla festa religiosa di San Giovanni Battista, nato appunto il 24 giugno e, come per tutte le feste cristiane, convergono riti precristiani, indoeuropei e celtici, comuni a tutte le culture fin dalla notte dei tempi.

In questa particolare notte pare che raccogliere la rugiada, che simboleggia le lacrime di Salomè per la morte di Giovanni Battista, porti fortuna.



Anche le erbe raccolte in questo breve arco di tempo (possibilmente a piedi nudi nell'erba) in cui il sole riprende la sua fase discendente, si dice abbiano poteri benefici e terapeutici, in quanto tutte le loro proprietà sono esaltate, sia perché benedette dalla rugiada che dagli influssi astrali.
Tentar non nuoce! 

Assecondare queste antiche leggende raccogliendo erbe aromatiche può diventare utile, oltre che divertente, perché è proprio in questo periodo di inizio estate che le piante aromatiche raggiungono la maggior concentrazione di oli essenziali, momento ideale quindi per utilizzarle o conservarle.
Le erbe più comuni da raccogliere la notte tra il 23 e il 24 sono: 
l’iperico, detto appunto erba di S. Giovanni, 
l’artemisia chiamata anche assenzio volgare e dedicata a Diana-Artemide, 
la verbena con proprietà protettive,
e il ribes rosso, che secondo la credenza popolare protegge dai malefici, 
ma anche il sambuco, la lavanda, la mentuccia, il biancospino, la ruta, il rosmarino, il cerfoglio, la borragine.
Le nostre nonne o le nostre bisnonne per i più giovani, preparavano “l’acqua di San Giovanni”, mettendo le foglie e i fiori delle piante aromatiche raccolte, in un bacile d’acqua da lasciare fuori casa per tutta la notte; il giorno seguente la usavano per lavarsi per proteggersi contro il malocchio, la malasorte e le malattie.
Un rito facilmente ripetibile se si ha la possibilità di trovare alcune di queste erbe nel proprio giardino e nei campi vicini a casa.

Secondo la credenza contadina la rugiada faceva anche crescere i capelli, favoriva la fecondità e curava le imperfezioni della pelle.
Nel Nord Europa se una donna desiderava molti figli, doveva stendersi o rotolarsi nell’erba bagnata.

giovedì 6 giugno 2013

Il coraggio dell'aromatica

La borragine, esattamente borago officinalis, conosciuta anche come borrana, è una pianta erbacea annuale, talvolta biennale, appartenente alla famiglia delle Borraginacee.
Originaria dell’Oriente, ma naturalizzata nei paesi mediterranei, è diffusa in tutta Italia e cresce spontanea, tra le siepi, vicino alle case, nei luoghi coltivati e in quelli incolti ed aridi.

A volte spunta anche ai bordi del nostro giardino.
Si riconosce per i suoi bellissimi fiori blu a forma di stella.


foto dal web
Questa pianta rustica, oltre ad essere ornamentale per i suoi fiori stupendi, è anche molto utile.
Coltivata in giardino o nell’orto, attira le api, favorendo l'impollinazione delle piante nei paraggi, inoltre, se piantata vicino alle fragole, ne stimola la crescita e vicino ai pomodori tiene lontani bruchi ed altri insetti nocivi.
In più è commestibile, e ci si ricavano preziosi oli essenziali dalle indiscutibile proprietà, che scoprirete nelle prossime righe.

foto dal web
Fiorisce in estate da giugno ad agosto, secondo la zona climatica.
Le foglie della pianta di borragine si presentano estremamente rugose e pungenti, così come lo stelo, che è ricoperto di peli particolarmente affilati.
Gli steli possono raggiungere e superare i cinquanta centimetri di altezza.
La borragine si può coltivare anche in vaso, purché sia all'aperto.

Si tratta di una pianta che predilige terreni ben drenati, per evitare ristagni idrici e un'esposizione soleggiata; per il resto non ha particolari esigenze.
La semina si può effettuare in primavera direttamente sul terreno possibilmente fertile e sabbioso.
Il ciclo vitale della borragine è piuttosto breve e si dissemina spontaneamente, rinascendo ogni anno, a volte anche nella stessa estate.
foto dal web


martedì 12 giugno 2012

La lavanda nella storia e nel giardino


La lavanda è una pianta molto apprezzata fin dall'antichità, originaria della zona mediterranea, ma coltivata in tutto il mondo.


Piace per la sua bellezza, il suo profumo, le sue proprietà, oltre che per la rusticità e la versatilità di utilizzo. 
Durante tutto il periodo di fioritura gli arbusti di lavanda attirano molte farfalle, api e altri insetti impollinatori.
Un profumatissimo evento naturale da non perdere!

lunedì 7 maggio 2012

Nepeta, l'aromatica amata dai gatti


La nepeta è un'erbacea cespitosa, coltivata per il colore grigio-verde del fogliame aromatico e per la fioritura prolungata dalla primavera all'estate, di un fantastico colore azzurro-lavanda.
Quella fotografata è la nostra nepeta tipologia Fassenii Mussini, di un paio di anni, posizionata ai piedi della catambra.
Mi piace tanto oltre per per il colore dei fiori e delle foglie anche perchè emana un’aroma e un profumo intenso e amarognolo, che si diffonde nell'aria e rimane sulle mani appena si sfiora.


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